Storia di Palazzo Stanga

Crotta d'Adda divenne luogo di villeggiatura, data la salubrità del posto e la possibilità di riposo, di pesca e caccia, per i ricchi patrizi cremonesi.
La presenza della famiglia Stanga nei pressi di Crotta è documentata dall''acquisto di alcune pezze di terra nella contrada Campagnola, situata nel territorio di Acquanegra cremonese nell'anno 1525.

Gli Stanga già nel territorio cremonese, proprietari del castello di Annicco, della tenuta di Farfengo, oltre alla dimora principale nei palazzi di città, acquistarono nel 1560 la possessione di Crotta d'Adda, la quale non riuscì più dalla famiglia.
Con atto del 25 novembre, a rogito Antonio Galli, infatti, Giulio Stanga (1530-1576) acquistò la tenuta di Crotta d'Adda.
A Giulio Stanga era stata attribuita la costruzione del corpo di edificio vecchio del palazzo di Crotta d'Adda.

Da un atto rogato dal notaio Antonio Galli in data 3 febbraio 1570 per l'acquisto da parte degli Stanga di altre terre in Crotta, viene indicata infatti una pezza di terra vicina al Casamento nuovo dello Stanga.
E conferma di ciò si ha ancora nel testamento del 28 gennaio 1582 di Vincenzo Stanga, figlio del fu Gerolamo, con il quale istituiva eredi i propri figli Baldassarre, Curzio e Gianfrancesco, in cui è citata la casa giacente nel detto luogo di Crotta costituita dal fu Giulio Stanga, cugino del detto testatore.

Il progetto della casa si dice fosse stato affidato all'architetto Pellegrino Pellegrini, detto Tibaldi; come scrissero, sia il Tiraboschi: fece abbellire la sua casa di campagna, che credesi disegno del celebre Pellegrino Tibaldi, posto in Crotta d'Adda, in margine a questo fiume che il marchese Idelfonso Stanga (1867-1953), nella sua opera pregevole 'La famiglia Stanga di Cremona', asserendo che esisteva nell'archivio della casa una memoria comprovante tale ipotesi.
In effetti, all'epoca, il Pellegrini (1527-1596), pittore, scultore, architetto, allievo del Bagnacavallo, che ideò e costruì il Santuario di Caravaggio e le chiese milanesi di S. Fedele e S. Sbastiano e il collegio Borromeo di Pavia, si trovava in Lombardia, e in particolare a Cremona, chiamato per un sopralluogo alle fortificazioni di Pizzighettone. Data l'esigua distanza di questa rocca, non è irragionevole ipotizzare un suo passaggio anche da Crotta d'Adda.

La proprietà fu successivamente e gradatamente ingrandita con piccoli acquisti nel corso degli anni da Baldassarre Stanga (1597-1619), il quale nel 1616 donò i propri beni ai due figli Girolamo e Giulio.
In un atto di permuta del 1621 la casa viene descritta come segue:

Nella misura dei beni di Crotta fatta fare da Carlo Trecco Stanga nel 1667, per la prima volta troviamo la casa definita 'da Nobile'.
Agli inizi del settecento il palazzo sembra essere abitato soltanto al piano terreno, e ciò fa pensare che fosse frequentato dai padroni soltanto nei mesi estivi.




Anche Baldassarre Stanga (1688-1749) ampliò la sua proprietà e specialmente il tenimento di Crotta con molti acquisti.
Fu lui che iniziò il totale rinnovamento degli stabili di Crotta d'Adda ultimato poi dai suoi successori.
Baldassarre infatti, fece abbellire la sua casa di campagna Posta in Crotta d'Adda ed in margine a questo fiume, alla quale formato pittoresca prospettiva i boschi dell'opposta rive e l'antico castello di Maccastorna, una insomma delle situazioni più svariate e deliziose del Cremonese.

Nella seconda metà del seicento e durante tutto il Settecento si verificò nel territorio cremonese una vera fioritura di ville signorili che, se servivano agli ozi e allo svago dell'aristocrazia cittadina, come detto all'inizio, cominciavano ad assumere una notevole importanza come centri di investimento capitalistico nell'economia terriera quali centri di organizzazione del paesaggio agrario in grandi aziende padronali.

E' nel corso della prima metà del settecento che inizia la prima grande ristrutturazione della villa di campagna.

Infatti in un documento del 1773 si ha una descrizione dettagliata del Palazzo che risulta tutto abitato diventando la residenza principale della famiglia oltre a quella di Città. La tenuta di Crotta venne ampliata con la costruzione della cascina palazzo e delle stalle. Infatti nel documento sopracitato vengono elencate: la scuderia, la stalla per i cavalli; i pollai, l'arsenale grande (l'attuale corpo di fabbrica interno alla corte della legna), la ghiacciaia e nellì'area 'Buson' la casa del fabbro e del falegname.
Insomma una vera e propria azienda agricola. La gestione di tutto il patrimonio veniva effettuato a Crotta d'Adda.
Nel 1770, ad opera di Giulio Stanga (1714-1772), che fu abile disegnatore e architetto, fu edificato un oratorio contiguo alla casa che ancora oggi rispecchia lo stile dell'epoca dedicato ai Ss. Gioacchino e Anna.

Giulio Stanga (1794-1852) iniziò lavori di ristrutturazione del palazzo intorno al 1840. Il progetto fu redatto dall'architetto Visioli ma fu eseguito solo in parte a causa della morte dello stesso Giulio. Giulio Stanga fu un Appassionato cultore della fisica e della matematica, raccolse un'mportante collezione di apparecchi scientifici.
Alternava questa passione con quella della caccia, che trovava sfogo nella prediletta Crotta.

Ma il personaggio che dalla fine Ottocento diede un impulso forte all'azienda di Crotta d'Adda fu Idelfonso Stanga (1867-1953). Pioniere dell'agricoltura, riprese la ristrutturazione della Villa, affidandone la direzione all'architetto Brusconi, che ebbe il torto - come dice lo stesso Idelfonso - di togliere il giardino all?italiana che adornava l'ingresso. Venne chiuso il portico sud e i serramenti furono dotati di serrande; aggiunse al terzo piano nell'ala di levante del palazzo, costruita su progetto del Visioli.

Originariamente la dimora era costruita da tre sale al piano terreno e al piano superiore e sopra vi era il Belvedere; la sala centrale con soffitto a volte tuttora affrescata, rispecchia lo stile dell'epoca; la sala centrale era detta il bochirale, aperta in entrambi i lati sud e nord, permetteva il passaggio creando una scenografia naturale splendida.

All'epoca l'ingresso della villa era il lato Nord, dove tuttora è visibile il portico che ancora oggi rispetta l'impostazione tipicamente seicentesca. Anticamente il fiume lambiva tutta la scarpata morfologica che segnava il confine naturale della villa (lato sud) e ciò permetteva l?arrivo dei proprietari nel periodo estivo da Cremona a Crotta d'Adda tramite la via d'acqua.

La villa nel corso dei secoli subì notevoli interventi di ristrutturazione che hanno cambiato la forma originaria. Vi è una mescolanza di elementi classici e caratteri più liberi che da un tono particolare all?edificio. La villa costituisce uno degli esempi più aulici e belli dell?architettura tardo-barocca della Lombardia.
La fonte principale, separata dalla strada grazie a un giardino recintato, è caratterizzata dalla presenza di aperture a Serliana nel piano superiore e da arcate rette da colonne binate in quello inferiore. La facciata così scandita è completata da un fastigio, su cui è posto un coronamento ditato di orologio. Attigua alla villa vi è la caratteristica 'Corte della legna', su cui si affaccia un lungo edificio, all'epoca denominato l'arsenale, dalla fronte scandita da una serie di paraste, la cui parte centrale, aperta da archi, è decorata da nicchie contenenti busti in terracotta di alcuni Stanga.

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